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neon>fdv

short show # 05


RITRATTOTUTTO

di Alessandro Sarra

dal 25 settembre al 6 ottobre 2007
inaugurazione martedì 25 settembre ore 18.30

 

 

 

a cura di Scintilla Robina

“Danzare vuol dire inscrivere la musica nello spazio” (Gilbert Rouget).

In questa frase c’è una chiave di lettura del mio lavoro: la curiosità rivolta ai ritmi e ai tempi nasce dalla sbalordita sensazione di essere “fuori sincro” che mi accompagna spesso nel quotidiano, diventando componente essenziale, essendo essa simultaneamente condizione e visione. Le immagini che realizzo sono necessariamente “ridotte” a segni;questo facilita la codificazione dei tempi e dei ritmi, permettendomi di costruire figure più complesse.” *
L’artista decide così di parlare di sè e della sua indagine artistica, e da questa premessa procede RITRATTOTUTTO, il progetto che Alessandro Sarra presenta a Milano presso la neon>fdv. Una grande pittura che prende spunto dagli elettrocardiogrammi dei suoi amici e colleghi più cari. Due grandi disegni di cuori, tavole anatomiche dell'organo principe della vita. Un abbozzo di wall painting in bianco e nero intenzionalmente non finito. Ritratti di persone raccontate attraverso l’indagine del loro lato più intimo, quello del pulsare del cuore. L’elemento generatore di vita che l’artista traduce come una partitura musicale dove al suono e al ritmo si sostituisce l'armonico dipanarsi di un segno, filiforme, nervoso, ramificato. Una sinfonia tracciata in superficie e sotto forma di geroglifico, con un inizio ed una fine apparenti, perchè mutevoli, vicendevoli, turbinanti. I filamentosi percorsi in grafite, che si imprimono in modo quasi impercettibile ma assolutamente indelebile sulla superficie pittorica, appaiono come l’ipotetica traduzione delle libere direzioni che la mente raccomanda di seguire, come i precetti di una dottrina nuova, alternativa.
“Utilizzo i tracciati degli elettrocardiogrammi perché sono funzionali alla mia visione di ritmo. Sono proprio gli elementi reali quelli da cui parto e che mi colpiscono, il rapporto quotidiano con il tempo, la velocità, la sensazione di non riuscire a starci dietro. Lo faccio sempre iniziando a lavorare da cose minime, microscopiche e sempre naturali. In alcuni quadri precedenti, per esempio, utilizzavo esami istologici dello stomaco come punto di partenza, per poi ridurli fino a renderli altro, appunto, quasi dei suoni visti ma non uditi. Non so dire se si può parlare di astrazione estrema, certo in un sistema regolato da codici a qualsiasi livello, probabilmente “ridurre” a segno è da considerarsi tale.” **


*Alessandro Sarra, Flash Art italia, Settembre 2007 n°265
** intervista con Scintilla Robina


Ritrattotutto - un progetto di Alessandro Sarra
Testo e conversazione con l’autore a cura di Scintilla Robina.


Alessandro Sarra è un pittore.In occasione della sua personale alla neon>fdv presenterà tre lavori. Una grande pittura che prende spunto dagli elettrocardiogrammi dei suoi amici e colleghi più cari. Due grandi disegni di cuori, tavole anatomiche dell'organo principe della vita. Un abbozzo di wall painting in bianco e nero intenzionalmente non finito.
Questo è quello che so, prima di vedere la mostra e credo che sarà anche quello che saprò dopo averla vista. Parlare del lavoro di Alessandro è di una difficoltà estrema. Non ti lascia senza parole perchè scioccanteo perchè ne resti indifferente. Piuttosto è come se ti venisse offerto accesso ad una stanza e senza ragioni è impossibile varcarne la soglia.Mi viene in mente l'Angelo Sterminatore di Buñuel.
Il lavoro di Sarra parte sempre da stimoli reali per poi astrarsene completamente. Dei disegni mi ha parlato come disegni del muscolo cardiaco. Lo conosco Alessandro, sta parlando del cuore, ma lo nasconde dietro a un confine invisibile e impossibile da oltrepassare. Il cuore è una scusa per portarci da un'altra parte. All'impossibilità della rappresentazione, forse.Un tentativo donchisciottesco di affrontare la pittura con un approccio scientifico. Una necessità del fare la pittura impedendone un facile accesso.
A me ha sempre particolarmente affascinato la maniera in cui Sarra lavora ai 'fondi' dei suoi quadri. A volte per settimane ho visto in studio lo stesso fondo trasformarsi, strato su strato fino a sembrare apparentemente semplice e quasi uniforme. Ho sempre pensato che questo fosse il centro della sua pittura. E tutto il resto in superficie un modo per ostacolarne l'entrata allo spettatore, per proteggersi e non donarsi completamente.

AS. Mi incuriosisce questa lettura che fai del lavoro sull’impossibilità di accedervi.Non riuscendo a superare la superficie.Nella realtà mi colpiscono molto le cose che non si svelano del tutto e che ti rimandano ad altro.
Un gioco di seduzione fatto di sguardi e ammiccamenti.In questa mostra dal titolo Ritrattotutto metto in scena il ritratto.
E lo faccio con il mio modo, come scrivi tu “difficile” ma come del resto è difficile oggi parlare di ritratto. Non ho la volontà di negare l’accesso piuttosto il contrario.Gli elementi che uso da sempre nel lavoro sono da una parte il segno apparentemente scarno, ridotto all’osso e dall’altra il tempo, proprio come fosse un ingrediente.Ma non basta, l’uso che faccio del segno in questo lavoro si avvicina molto, nella mia testa, alla scrittura, alla partitura musicale.Penso che esista un intimità collettiva.La pittura a volte riesce a scatenare attraverso qualcosa di intimamente personale qualcos’altro di intimamente comune e a volte no. Ma è nelle sue corde.Pensi che questa intimità collettiva possa essere intesa come una sovrastruttura del ritratto?
AS. Intendevo in senso generale, riferendomi al potere evocativo della pittura, e non in relazione al ritratto.
Naturalmente il ritratto è tecnicamente formato da un sovrapporsi di strutture ben precise ma non è quello che mi interessa.In Ritrattodifamiglia(i don’t want to sleep alone), un wall painting di circa 6 x 3 m., ho lavorato con i tracciati cardiaci di una famiglia intera. Ho costruito un fondo come se fosse una quinta, pensando a certi ritratti di corte del ‘600 e cercando di rispettare alcune regole dell’impianto e costruzione del ritratto.
In questo lavoro invece, penso più ad un senso onnivoro della pittura, come ci indica il titolo stesso, ritrattotutto.
Accenni al tempo, come ritmo del battito cardiaco, però la pittura è silenziosa e il suo spazio dilatato al di fuori del tempo. Come uno di tanti 'ingredienti' a me pare che sia più uno spunto per arrivare a un'astrazione estrema. Che ne pensi?
AS. Non e’ un problema di astrazione o di figurazione. Utilizzo i tracciati degli elettrocardiogrammi perché sono funzionali alla mia visione di ritmo.Sono proprio gli elementi reali quelli da cui parto e che mi colpiscono, il rapporto quotidiano con il tempo, la velocità, la sensazione di non riuscire a starci dietro. Lo faccio sempre iniziando a lavorare da cose minime, microscopiche e sempre naturali. In alcuni quadri precedenti, per esempio, utilizzavo esami istologici dello stomaco come punto di partenza, per poi ridurli fino a renderli altro, appunto, quasi dei suoni visti ma non uditi.Non so dire se si può parlare di astrazione estrema, certo in un sistema regolato da codici a qualsiasi livello, probabilmente “ridurre” a segno è da considerarsi tale.
Tu che ne dici?
Io sono d'accordo!