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english
“4 SMALL EVENTS“
Maria
Novella Del Signore
opening
martedì 10 giugno ore 19.00
10
giugno-18 luglio 2008
martedì-venerdì 16.00-19.00
L’attività
artistica di Maria Novella Del Signore inizia
negli anni ’70, inserita in una intensa partecipazione alla sfera
“alternativa” di quel periodo, sia in manifestazioni “laterali”
e più indipendenti dall’arte stessa che unita a un impegno
sociale e fortemente ambientalista.

Il
suo lavoro si esprime in una ricerca sul colore e materiali aleatori.
Dopo una mostra all’Istituto Buzzi di Prato, il filosofo francese
Jean François Lyotard scrive un testo su di lei - “Principe
de Chromodynamique” - che evidenzia e teorizza nelle opere osservate
una “pratica della complessità” riferibile al concetto
di Entropia attraverso il suo uso del colore. In seguito, nell’approfondire
il senso della sua ricerca Maria Novella Del Signore si sposta gradualmente
verso un ambito più centrale dell’arte, partecipando a eventi
e frequentando altri artisti coi quali nascono rapporti di comunicazione
ed empatia.

Attraverso
un intervento di Eugenio Battisti, presentata da lui al P.S.1 di New York,
realizza una grande installazione nell’Auditorium, che col supporto
di un lungo velo esplicita in un tempo di otto ore la lunghezza d’onda
totale sia del suono (“Da 20 a 20'000 Hz” come la definisce
per lei Giuseppe Chiari) che della luce – in un crescendo dal buio
alla piena intensità. Con questa opera, l’artista descrive
una radicale osservazione della variazione inafferrabile dei fenomeni
naturali nel Tempo in un unico movimento e percezione. Dopo questo momento
significativo seguono altre mostre – non frequenti.

Nell’interno
del suo studio, il lavoro forma via via il suo corpo nelle idee, le scelte
di materiali, a volte organici - spesso incontrati casualmente - e le
tecniche, in cui emergono sempre più sistemi che esprimono l’autoregolazione,
la verità dell’indeterminazione e la bellezza del movimento
caotico che si trovano in natura: Natura “esercitata” nell’artifizio
che è l’Arte, quindi anche in negazione di se stessa. L’apporto
di luci, suoni, mobilità, odori, - con la collaborazione di Giovanni
Del Signore e di Tommaso Del Signore - alimenta la molteplicità
di sensazioni nelle opere, nelle quali appare via via intensificato il
suo crescente coinvolgimento col mondo fenomenologico, fra natura e artifizio,
che però non va inteso come rappresentazione di teorie scientifiche,
ma come fatto unicamente artistico che vi combacia per pura eventualità
a che l’artista trova quotidianamente nella pratica estetica e libera
del suo lavoro.
L’installazione “Animal Earth” è un lavoro nato
nel 2004 ed è stato esposto per la prima volta al Museo di Arte
Moderna e Contemporanea di San Gimignano nel 2007.
In questa attuale mostra alla neon>fdv viene rivisitato in scala ridotta
e presenta una visione diversificata e nuova col titolo “Two Elements
of Animal Earth”.

Le
altre tre opere che lo circondano sono:
“Even In The Dark”, del 1995, esposto alla Galleria StaProject
di Firenze con un testo di Pier Luigi Tazzi e successivamente nel 2007
nel Museo di San Gimignano; “A Bed”, del 2008; “Staying
Still Along Its Way”, del 2008.
Per tutte e quattro, come per la maggior parte delle opere recenti prodotte
da Maria Novella Del Signore, l’apporto tecnologico necessario al
loro contenuto è stato studiato e realizzato da Giovanni Del Signore.
La mostra è accompagnata da un testo di David Clegg, in inglese
di cui è allegata una traduzione in italiano.
Un
ringraziamento particolare ad Alessio Sarri che ha realizzato in modo
perfetto la scultura di “A Bed”.

Un
po’ di tempo fa ho descritto i singoli elementi dell’installazione
di Maria Novella Del Signore Animal Earth “come piscine asciutte
e polverose, al tempo stesso una sola cosa ed innumerevoli milioni di
minuscole particelle - non propriamente in quel luogo, mai la stessa due
volte, dipendente e alterata dal calore e dall’umidità dell’ambiente
architettonico circostante, un oggetto semplice ma nel quale ci si può
perdere facilmente, assorbito dal paesaggio decadente e rigenerante. La
polvere è quanto resta dell’umanità - decadimento
sotto forma di polvere, materia del passaggio umano. Accresciamo ogni
piccola fossa bianca con i fiocchi della nostra pelle, passando. Una volta,
non molto tempo fa, un granello di polvere rappresentava la cosa più
piccola che l’occhio umano potesse vedere, ora ognuno di essi è
un minuscolo pianeta di carbonato di calcio, che potrebbe rivelare il
proprio piccolo paesaggio energetico che si sgretola sotto il microscopio
elettronico”. Materia prima, polvere e silicati, foggiati da una
irresistibile elaborazione artistica della legge fisica, che genera e
rigenera compledssità, che sembra trasformare - far progredire
- il geologico in organico.
Mentre scrivo ora, separato dal testo originale da alcuni brevi mesi,
un’altra macchina, ignara dell’importanza del proprio compito,
sta cercando di carpire deboli tracce di vita dalla polvere di Marte.
La sonda Phoenix sta scavando un solco poco profondo nei frammenti congelati
della superficie di Marte, cercando di raggiungere uno strato di ghiaccio
idrico che si pensa possa giacere al di sotto. Cosa troverà? Un
certo numero di esperti ritiene che potremmo essere sul punto di scoprire
che la vita primitiva è quasi ovunque, se la cerchiamo con sufficiente
attenzione. Certamente il movimento delle macchine biologiche di Maria
Novella suggerisce una qualche forma di attività organica. Sappiamo
che il carbonio, necessario affinché la vita cominci, si trova
frequentemente nel nostro cosmo; sulla superficie delle stelle, nelle
nuvole di polvere attraverso lo spazio interstellare e trasportato su
meteore e comete. E una volta che inizia la vita muta continuamente, migrando
dal suo punto di origine verso un fugace momento dell’esperienza
di qualcuno. E’ difficile pensare a una qualsiasi forma di vita
che possa esistere in uno stato avulso dal cambiamentio, ma è ovviamente
perfettamente possibile immaginare un cambiamento molto lento o invece
rapidissimo. L’immobilità è l’impossibilità.
I sistemi evolutivi potrebbero andare e venire nel lampo di uno scatto
fotografico, nel tempo di caduta di una goccia d’acqua.
E dalla più piccola scala alla più ampia; la teoria del
Big Bang ha indicato che all’inizio tutti gli oggetti dell’Universo
erano compresi in un’unica singolarità e successivamente
separati. Possiamo andare indietro nel tempo attraverso i telescopi che
guardano sempre più lontano nello spazio e sempre più vicino
alle nostre lontane origini. La fisica quantistica sta cominciando a ritenere
che il nostro universo possa essere uno di un’innumerevole fermentazione
di big bangs tanto insignificanti quanto una singola bolla che esplode
in una pentola di acqua bollente - o un solo granello di polvere della
superficie stridente di Animal Earth. Alcuni fisici hanno suggerito che
piccoli universi possano generarsi spontaneamente in ogni punto dello
spazio, eruttando come scoppi di coscienza, apparendo e scomparendo, il
minuscolo e il più imponente possono essere la stessa cosa. La
fisica classica ammette una realtà in costante cambiamento, ma
secondo la meccanica quantistica questo è impossibile: non esiste
un tempo di transizione. Il Big Bang accade ora. La goccia quantistica
è caduta e allo stesso tempo non caduta. Esiste simultaneamente
in ogni punto lungo tutta la sua discesa, sospesa nello Spazio, non cade
mai.
David
Clegg
Londra, Maggio 2008
>>>
Some
time ago I described the individual elements of Maria Novella Del Signore's
installation Animal Earth as "like dry dusty pools, both one thing
and countless millions of tiny particles. – not quite there, never
the same twice, dependent on and altered by the warmth and humidity of
their architectural surroundings, a simple piece but one it’s easy
to become lost in, absorbed by the decaying and regenerating landscape.
Dust is the debris of humanity - decay in the form of dust, the stuff
of human passage. We add to each little white grave with our skin flakes
as we pass. Once, not long ago, dust constituted the smallest thing the
human eye could see, now each one is a tiny calcium carbonate planet,
which would reveal it’s own eroding, energetic little landscape
under the electron microscope". Raw matter, dust and silicates, formed
by some overwhelming artistry of physical law, generating and regenerating
complexity, seeming to progress the geological into the organic.
As I write this now, separated from the original text by a few short months,
another machine, blind to the importance of its task, is coaxing faint
traces of life from the Martian dust. The Phoenix probe is scraping a
shallow trench in the frozen rock debris on the surface of Mars, attempting
to reach a layer of water ice thought to lie beneath. What will it find?
A number of experts have suggested that we might be about to discover
that primitive life is almost everywhere if we look hard enough. Certainly
the movement of Maria Novella's biological machines suggest some form
of organic activity. We know that the carbonic building blocks, necessary
for life to begin, occur frequently in our cosmos; on the surface of stars,
in dust clouds throughout interstellar space and carried on meteors and
comets. And once begun life is always changing, migrating from it's point
of origin to someone's fleeting moment of experience. It's difficult to
think of any form of life existing in a state removed from change, but
it is of course perfectly possible to imagine very slow or alternatively
very rapid change. Stillness is the impossibility. Evolutionary systems
may come and go within the flash of a camera bulb or the descent of a
drop of water.
And from the smallest scale to the largest; Big Bang theory showed that
in the beginning all objects in the universe were within one singularity
and then were parted. We can look back in time through telescopes probing
further and further out into space, closer and closer to our own distant
origins. Quantum physics is beginning to suggest that our universe may
be one of an endless fermentation of big bangs as unimportant as a single
bursting bubble in a pan of boiling water or a single dust grain within
the grinding surface of Animal Earth. Some physicists have suggested that
little universes may spontaneously generate at every point in space, erupting
like bursts of consciousness, flicking on and off, the smallest and most
massive of events may be the same. Classical physics allows for a reality
which is constantly changing, but according to quantum mechanics, this
is impossible; there is no time of transition. The Big Bang is happening
now. The quantum drop has both fallen and not fallen. It exists simultaneously
at every point throughout it's descent, suspended in space, it never falls.
David Clegg
London,
May 2008 |
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