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neon>focus (on video artists)

A partire dal 9 ottobre 2009 neon riapre la stagione degli approfondimenti legati al video con un nuovo appuntamento, neon>focus (on video artists), un progetto che, fino a giugno 2010, ospiterà nello spazio bolognese di neon>campobase artisti il cui lavoro è significativamente legato al medium video.

Un nucleo di artisti che saranno invitati a presentare un excursus attraverso la propria produzione video, in modo tale da dare al pubblico - nel corso di una giornata di incontro e di studio - una chiave di lettura personale della loro ricerca, non mediata dall'intervento del curatore o del critico; la giornata si concluder` con un piccolo party serale.

neon>focus è un contenitore aperto di esperienze artistiche legate all'uso di mezzi artistici specifici, e invita gli artisti a condividere e a raccontare ad un pubblico più ampio il proprio lavoro in maniera diretta e partecipata.

Tra gli altri prenderanno parte a neon>focus: Elena Arzuffi, Dario Bellini, Davide Bertocchi, Ra di Martino, Bianco Valente, Anna Valeria Borsari, Elena Cologni, Emilio Fantin, Marco Fantini, Horatio Goni, Francesca Grilli, Alice Guareschi, Nazzareno Guglielmi, Deborah Ligorio, Maurizio Mercuri, Sabrina Mezzaqui, Sukran Moral, Giancarlo Norese, Roberta Piccioni, Cesare Pietroiusti, Anja Puntari, Marco Raparelli, Moira Ricci, Fabrizio Rivola, Stefano Romano, Sara Rossi, Marinella Senatore, Luca Trevisani, Cesare Viel.



28/05/10 @ 8.00 pm

HORATIO GONI RINALDINI

Nato a Buenos Aires vive e lavora a Milano dal 1981. Ha vissuto a Londra per un lungo periodo durante il quale ha sviluppato un lavoro di cinema sperimentale e video esposto in gallerie, all'I.C.A (Institute of Contemporary Arts) e alla London Film Makers Coop. Questa ricerca ha avuto continuità anche dopo il suo arrivo a Milano, sviluppata insieme a opere dipinte. Ha fatto studi di disegno e pittura sia a Buenos Aires che a Londra. Indaga aspetti visivi con azioni "live" eseguite da attori o performers. Recentemente ha inaugurato a Milano una mostra personale di dipinti dal titolo "Imago" alla galleria The White Gallery (febbraio 2010), con un'idea di "travelling /sequenza". Ha esposto all'Espace Cardin (Parigi), a neon>campobase (Bologna), al Museo di Storia Naturale (Milano), alla Galleria Carles Poy (Barcellona). Nel 1984 ha aperto in via Morigi 8, a Milano, la galleria d'arte contemporanea FacSimile, dove ha esposto e collaborato con artisti italiani ed internazionali e designers d'avanguardia.

27/05/10 @ 8.00 pm

DIEGO MARCON

Un gesto d’amore. Niente di più inevitabile. Di più dolente e ridondante. Disgustosamente contraddittorio. Tremendo. Profondamente modesto. Fisiologico. Inutile recitare la commedia di un distacco. Appena un fruscio di vesti si piega sul terreno, il tuo sguardo lo copre. Muovi la mano nell’acqua come se cercassi di acchiappare un pesce immaginario. La agiti e sorridi. Poi la sollevi trionfante, stringendo tra le dita qualcosa. Chissà se, reduce dal tuo gesto, un giorno l’altro ti chiederà troppo.

Daniela Zangrando

Diego Marcon è nato a Busto Arsizio (VA) nel 1985. Nel 2006 si è diplomato come montatore cinetelevisivo presso la Scuola di Cinema, Televisione e Nuovi Media di Milano. Nel 2007 si è iscritto alla facoltà di Arti Visive e dello Spettacolo dell’Università IUAV di Venezia. Nel 2009 ha partecipato al Corso Superiore di Arti Visive della Fondazione Antonio Ratti e preso parte al programma di residenze della Dena Foundation for Contemporary Art a Parigi. Ha ottenuto per l’anno 2010 uno studio presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia. Vive e lavora tra Milano e Venezia.www.diegomarcon.net

21/05/10 @ 8.00 pm

NAZZARENO GUGLIELMI

… Quantità trascurabili si sottraggono dalle mie mani, quello che un istante fa mi apparteneva ora non è più mio. Dove andrà il possesso del mio appartenere? Da quale montagna scenderà l’acqua che con sé porterà la mia polvere? a quali piante apparterranno le foglie che si intrideranno dei miei gesti? le mie vesti saranno asciugate da un sole che sorgerà sempre ad est? la notte mi sorprenderà prima della fine? i miei sensi riusciranno a sopportare tanto o avranno bisogno del loro corpo? La voce che mi chiama è l’eco delle risposte che segue e si sussegue a queste domande. Il punto interrogativo perde il suo significato, si trasforma, è un dolce appena sfornato, ripieno di cioccolato e ornato di glassa di melanconia, il suo sapore non ha colore, parla senza risposte e senza domande. Gocce di memoria, ecco, vanno e vengono; fluttuano e non sanno perché. Strane sono quelle liquide miscele. Non evaporano, la loro leggerezza paradossalmente le frena. Titubante si fa strada una serie di parole senza senso. E tu invece cosa… …..e dopo il tempo, quando ritorno, i loro volti hanno più tempo, e pregano senza tacere le parole degli occhi. Una volta le tue idee ti rassicuravano. Perché l’ombra adesso ti divora? da “Ex pag.31” di Nazzareno Guglielmi

Nazzareno Guglielmi lavora oltre che a Milano, a Cantia e in Toscana. I suoi video sono stati oggetto della mostra "C’era" che si è tenuta alla Cinematheque Française di Parigi nel 2008. Da due anni porta avanti una rassegna di interventi video in teatri sparsi sul territorio nazionale - "guglielmi è Instabile" (Teatro Instabile, Napoli 2008) e "guglielmi non è Gentile", (Teatro Gentile, Fabriano 2009).  Tra le ultime mostre “A carte scoperte”, presso la Fonderia Battaglia (Milano 2009) e “Tracce silenti”, presso Grafio (Prato 2010). Dopo aver conseguito la laurea in Biologia e in Scienze Naturali ha frequentato il corso di Pittura all’Accademia di Brera. Ha viaggiato in: Albania, Austria, Belgio, Cina, Cecoslovacchia, Canada, Danimarca, Egitto, Finlandia, Francia, Grecia, Germania, Giordania, India, Indonesia, Inghilterra, Irlanda, Islanda, Israele, Marocco, Monte Athos, Norvegia, Olanda, Polonia, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera, Tailandia, Turchia, Ungheria, U.S.A. www.nazzarenoguglielmi.it

07/05/10 @ 8.00 pm

BIANCO-VALENTE

In una pubblicazione di alcuni anni orsono ( Espresso. Arte oggi in Italia , Electa 2000) compariva una immagine ( Deep in my mind ) in cui il volto chiaro di Giovanna Bianco, leggermente sfocato, colto di profilo e ad occhi chiusi, era stato ripreso durante un encefalogramma. Con elettrodi, sensori, cavi e le cinghie per tenere il dispositivo in posizione corretta sulla calotta cranica. Era ed è un'immagine assai significativa per comprendere l'avvio di un percorso artistico di grande originalità perché si situa lungo il confine fra percezione e realtà, ricorre a dispositivi tecnologici e ad elaborazioni elettroniche per restituire in immagini il processo di decodificazione degli impulsi bioelettrici che costituiscono il network infrasottile, la rete psicosensoriale e neuronale, del nostro relazionarci con le cose ‘esterne'. Quel che preme al duo di artisti napoletani, Giovanna Bianco e Pino Valente, insieme nell'arte e nella vita, è sondare quell'ambito in cui il contatto fra la realtà, il corpo e la mente rivela una condizione originaria, fatta di indistinzione e brusii, di sfocature e subitanee messe a fuoco, come se i messaggi che arrivano dall'esterno fossero colti nel loro momento di passaggio attraverso la rete di decodificazione audiovisiva che ne permetterà l'eventuale comprensione. Le stampe lambda, spesso di grandi dimensioni, le videoproiezioni e le videoinstallazioni ambientali, sono la restituzione visiva di quel che i due artisti indagano e registrano nella sfera del contatto fra esterno e interno, le velocissime connessioni che la attraversano, l'attività delle sinapsi non ancora tradotte in una rappresentazione distinta. Il loro lavoro parte dunque dall'indagine del magma sensoriale: di fatto producendo immagini di soglia che non è possibile definire solo oniriche - semmai costituiscono la vibrazione profonda della fase REM: titolo di un lavoro del 1995-2002 - e che non potremmo certo confondere con la pura e semplice percezione del reale. Un'indagine sulla sensorialità che per un verso è attenta agli aspetti di analisi e restituzione scientifica, e per altro verso non ha esitato a confrontarsi con quegli stati alterati della mente, indotti dall'assunzione di droghe e stupefacenti. Non pochi dei loro lavori, in particolare video, sembrano avere l'andamento di un sogno psichedelico, con colori fortemente alterati, particolari movimenti della videocamera tenuta quasi raso terra (“Cloud System”, 2004), come se esistesse solo un rapporto fra il vicinissimo (steli d'erba, spighe) e il cielo lontano a far da sfondo (“Uneuclidean pattern”, 2003). Immagini che mettono in scena una dimensione da paesaggio primordiale, dove ogni minima cosa è apparizione, ombra che trascolora, nube dagli orli di luce. Come in “I should learn from you” (2003) dove si scorge una persona tenere il filo di un aquilone, altissimo, risolto in un bagliore luminoso che oscilla di contro ad un cielo rosa-arancio. Nel 2003, con sound design elaborato da Mass, Bianco-Valente compongono le varie sequenze del loro lavoro video di più ampio respiro “Self Organizing Structures”, della durata di circa 35 minuti dove compaiono gli elementi e gli aspetti ricorrenti della loro poetica: alterazioni psicopercettive durante un viaggio in auto o una camminata; il paesaggio primordiale, in particolare con immagini di distese marine di grande suggestione; composizioni astratte autogenerate da programmi elettronici che assimilano la generazione dell'immagine artificiale a quella della crescita di microorganismi; l'insistenza sullo sguardo, con riprese lentissime su un viso dagli occhi spalancati, colti in una fase di così assorta attenzione da diminuire sensibilmente il battito delle ciglia. Sguardo fisso, ai limiti dell'allucinazione. D'altronde “Altered State” è un lavoro assai indicativo del 2001 dove vengono riprese, in rapidissime sequenze video, frasi dei diari di Alfred Hoffmann, scopritore dell' LSD, e interlocutore privilegiato di Ernst Jünger. Così come alle esperienze indotte da droghe si rifanno anche il video e le singole immagini di “Slow Brain” (2001). Osservando i lavori del duo napoletano, in particolare proprio quelli compresi fra il 1997 e il 2004, è come se ci si trovasse a riconsiderare, in una sorta di effetto eco, le atmosfere psichedeliche che hanno caratterizzato gli anni '60. Bianco-Valente sembrano ripercorrere quelle atmosfere, ormai spogliate però da ogni idea di palingenesi sociale e dalle indicazioni ideologicamente alternative sulla vita da condurre, ‘raffreddate' e considerate per la pura potenzialità visiva che contenevano. Vi è un'altra loro opera, (“Machine is dreaming”, sempre del 2001), che indica bene il punto di distacco, preciso, e appena velato di ironia rispetto alla considerazione della macchina per eccellenza, il computer, che aveva rappresentato, per la generazione americana degli anni '60, la possibile svolta tecnologica verso una vita altra, parallela a quella ordinaria, e dai più ampi orizzonti. La macchina sognante di Bianco-Valente altro non è se non il resto di un computer anatomizzato, utopia ridotta alla sua componentistica elementare, appoggiata a terra, e con la sola scheda madre sollevata di un po' dal pavimento grazie a dei piedini costituiti da pastiglie di sostanze ‘psicoattive'. La macchina posta in uno stato di ‘sospensione fisica', come precisavano Bianco-Valente, generava, sulla base di un calcolo piuttosto elaborato, un brusio con infinite variazioni, il cui risultato sonoro somigliava “al rumore del mare”. La smitizzazione dall'ideologia libertaria degli stati di alterazione prodotti da sostanze allucinogene, comporta anche la smitizzazione dell'aspetto sempre più hi-tech, immateriale e virtuale, della immagine elaborata digitalmente dalla macchina. Favorendo così, per contrasto, una pura concentrazione sulle potenzialità dell'immagine di per sé stessa, indipendentemente dal grado di tecnologia richiesta per la sua elaborazione, e considerandola invece efficacissimo strumento di rilevamento lungo il confine mobile fra realtà e visione, fra artificiale e naturale. Una giusta distanza dal pathos delle esperienze psichedeliche e cibernetiche, permette così al sodalizio napoletano una grande varietà e libertà di soluzioni: immagini molto elaborate convivono con soluzioni a bassissimo impatto tecnologico, si pensi a “Unità minima di senso” (2002), opera/installazione costituita da un sottile nastro di carta di 1 chilometro, scritto e disegnato a due mani, che costituisce la registrazione di uno stream of consciousness protrattosi per alcuni mesi. Oppure alla recentissima installazione “The effort to recompose my complexity” realizzata utilizzando disegni di tessuti neuronali elaborati al computer ( su carta e riprodotti in bianco e nero), incollati a parete, parete sulla quale poi Bianco e Valente hanno lavorato tracciando un vero e proprio wall drawing , congiungendo con linee a grafite i vari elementi. Rete su rete; l'azione della mano che congiunge i frammenti di un tessuto connettivo riprodotto digitalmente. “The effort to recompose my complexity” rappresenta bene, come già la video installazione “Relational Domain” del 2005, ciò che agli artisti napoletani preme oggi porre in evidenza e far affiorare: quel piano relazionale profondo che tiene insieme la forma dei dendriti con quella della crescita arborea (“Adaptive”, 2007); il tessuto delle connessioni neuronali di “The effort to recompose my complexity”con la rete costituita dalle rotte aeronautiche di “Relational Domain”, i cui snodi assumono nomi dalla profonda poeticità, proprio perché non poeticamente voluti, ma così definiti dalla pratica dei controllori di volo. In questo senso si può effettivamente notare una variazione, o un'evoluzione, in atto nella ricerca del duo napoletano. L'indagine sugli stati psicosensoriali aveva prodotto fra il 1997 e il 2004 una notevole serie di lavori, sia video che opere singole, di grande fascinazione dovuta anche alla intensa ricerca di soluzioni cromatiche molto originali, ai limiti dell'astrazione, che conducevano quasi “per mano”, come è stato scritto su Neural, “nelle derive di un'altra memoria ”. Opere ai limiti del sogno o della visione. Però i lavori degli anni successivi, come il già citato “Relational domain” (2005), la serie di trittici di Reactive (2007), dove compare l'immagine del globo terrestre la cui superficie è tramata da un fitto reticolo connettivo, e l'ultima installazione a cui si è fatto riferimento (“The effort to recompose my complexity”) stanno ad indicare uno spostamento della loro ricerca verso l'idea della rete, della mappa, del viaggio. Entrare in una stanza/cervello, percorrere con lo sguardo il lieve movimento ipnotico del succedersi di rotte aeree, mettersi idealmente in cammino sulla superficie del globo per rilevarne i punti di saturazione sensoriale, quasi il globo terrestre stesso avesse delle aree encefalo grafiche che rivelano un'attività inconsueta. Queste opere evidenziano tutte l'intensificarsi della ricerca intorno alla restituzione in immagine dell'idea di rete, snodo, addensamento (pulviscolare, micro organico, ‘neuronale'), elementi che costituiscono quel vastissimo tessuto connettivo che si estende omnidimensionalmente dentro e intorno a noi. Il compito che sembrano essersi dati Bianco-Valente è quello di far affiorare questo tessuto di connessioni impercettibili, registrarne il codice generativo e l'intimo funzionamento. Dunque: dall'unità minima di senso alla ricostruzione di un alfabeto esteso, che costituisce lo strato ìnfrasottile, la condizione ‘staminale' ed equipotente, il piano relazionale profondo, ove i fenomeni fisici non sono disgiunti da quelli psichici. La volta del cielo, percorsa dalla complessa trama dei voli civili e militari, prima che dalle odierne mappe aereonautiche è stata per lungo tempo segnata da mappe psico-astrali.

Tratto da Alfabeto Esteso, Bianco-Valente, Dario De bastiani Editore, Vittorio Veneto (TV), 2008

www.bianco-valente.com

30/04/10 @ h 8.00 pm

MARIA DOMENICA RAPICAVOLI

La ricerca artistica di Maria Domenica Rapicavoli si sviluppa su progetti incentrati sul concetto di identità. Utilizza il video e la fotografia per creare un’interazione con gli interlocutori volta a invertire i ruoli tra osservatore e osservato. Sulla scia di questa indagine sul significato e sulle potenzialità del concetto di identità (inteso non tanto in termini teorici, ma piuttosto in termini “fisici” e “immediati”) ha esteso la sua ricerca sui possibili Io (personali e collettivi) a quelle radici culturali che la legano alla sua terra d’origine, la Sicilia. Una realtà, locale e tuttavia mondializzata. Una realtà, per usare le parole di Leonardo Sciascia, usata come metafora. L’artista parte così, dalla sua storia, per sondare un aspetto a lei caro del concetto di identità, ovvero il suo interagire con gli stereotipi e l’immaginario collettivo. L’identità non è solo la maschera pirandelliana. Nel villaggio globale dell’era telematica e visuale diviene un mare in continuo movimento, un ondeggiare di opinioni e giudizi inconsci e inconsapevoli che si giustappongono sulla persona intesa come collettività. Il suo viaggio, dunque, è prima di tutto un viaggio nella realtà che genera gli stereotipi. Un contatto immediato con le cose e le persone così come sono prima che il giudizio, l’analisi sociologica, la trasposizione giornalistica e tutto il resto facciano il loro naturale e giusto corso. La realtà, come sempre, è molto più della sua rappresentazione. E il luogo genera sulla persona effetti non sempre traducibili attraverso la verbalizzazione. MDR e’ nata a Catania nel 1976. Vive e lavora a Londra dove nel 2005 ha conseguito un Master in Fine Arts presso la Goldsmiths University. Nel 2008 ha vinto il premio Renaissance Prize Awards 2008 – Best Italian Artist In London. Ha partecipato a diverse collettive in Italia e all’estero, tra le mostre personali segnaliamo: Zero Gradi di Separazione, Artegiovane, Torino (2010); Partners in Crime, con Anna Friedel, RAUM500 Gallery, Monaco di Baviera (2007). Tra le collettive: Screen Play, James Taylor Gallery, Londra (2009); Emerging Talents, Strozzina- Fondazione Palazzo Strozzi, Firenze (2009); Calypso, Sala Rekalde, Bilbao (2008); Here Come the Rolling Bones. Studio Matteo Boetti, Roma (2008); Kataunas, Meno Parkas Gallery, Kaunas, Lituania (2008); PARIS PHOTO 2007 Round trip- An itinerary between Paris, Milan and New York, Dena Foundation, Parigi (2007); New Work UK 2: Disconnect, Whitechapel Gallery, Londra (2006); National Psyche - Pandora Box: a DVD Collection, The LAB, San Francisco, USA (2006).

23/04/10 @ h 8.00 pm

CESARE VIEL

Cesare Viel (Torino,1964), espone in Italia e all’estero dalla fine degli anni ’80. La sua ricerca artistica - legata ai mezzi espressivi della performance, dell’installazione, della scrittura, della fotografia e del video – ruota attorno ai temi dell’identità di genere, della relazione e della comunicazione. Nel 1997 è stato tra gli organizzatori del convegno Come spiegare a mia madre che ciò che faccio serve a qualcosa?, al Link di Bologna. Nel 1998 vince il Premio Francesca Alinovi per la sua ricerca artistica. Nel 1999, alla 48° Biennale di Venezia curata da Harald Szeemann, partecipa al progetto Oreste (AA.VV., Oreste alla Biennale, Charta, Milano 2000). Del 2008 è la monografia Cesare Viel. Azioni (1996-2007), a cura di Carla Subrizi, Silvana Editoriale-Fondazione Baruchello, Milano-Roma. Nello stesso anno è la personale antologica presso il Museo d’Arte Contemporanea-Villa Croce di Genova, con catalogo edito dal museo e contributi di Emanuela De Cecco, Chiara Oliveri Bertola, Sandra Solimano. Tra le recenti mostre personali si segnalano quelle presso la galleria Pinksummer, Genova, nel 2004 e nel 2008. Ha esposto presso fondazioni e musei, tra cui: Castello di Rivoli (1994), Le Magasin, CNAC, Grenoble (1997), Palazzo delle Papesse, Siena, e Villa Medici, Roma (1998), GAM, Bologna (2000); La Fabbrica del Vapore, Milano (2001); MAN, Nuoro (2002); Fondazione Baruchello, Roma (2003, 2006, 2007); Museion, Bolzano (2003); Fondazione Palazzo Bricherasio, Torino, Galleria Civica, Trento, e Warwick Arts Centre, Coventry (2004); PAC, Milano (2005); Urban Planning Exhibition Center, Shanghai (2006); MART, Rovereto (2007); Villa Romana, Firenze (2008); Fondazionemarch, Padova (2009). www.cesareviel.com

15/04/10 @ h 8.00 pm

DARIO BELLINI

"Ogni parola dovrebbe contenere uno schimazzo!" Dario Bellini (Salò 1960) è autore di Prescrivere la realtà secondo forma 1992-93; Adriano Olivetti 1994-2002; Guerra/Materia 1996-2001; Gaetano Bresci 1997-2003, Crudeltà inaudite 2007, Qui, forse! note sulla città 2006-09. Le sue opere appaiono sottoforma di collage, video e installazioni e tendono a combinare gli elementi secondo una logica che ne rispetta il loro proprio intrinseco significato. Alcuni testi sono stati pubblicati sulle riviste Riga e Ipso Facto; da gennaio 2003 al 2005, ha curato una rubrica quindicinale di critica d’arte per Il Riformista dal titolo Qui, forse!. Talora gli scritti confluiscono nei collage superando la separazione tra scrittura ed opera in un unico rovistare. Nel 2004 ha dato vita con altri al gruppo Warburghiana che opera principalmente attraverso il concerto sinottico. "Ogni volta che metto mano al mio precedente lavoro sento di doverlo reinventare". www.dariobellini.org

31/03/10 @ h 7.30 pm

SABRINA MEZZAQUI

Sabrina Mezzaqui, nata a Bologna nel 1964, vive e lavora a Marzabotto (BO). Molti suoi lavori sono una materializzazione dello scorrere del tempo, mettendo in gioco il senso del fare manuale nella ripetizione per ore e ore di gesti minuti (infilare perline, ritagliare, piegare, disegnare piccoli motivi,…). Compare spesso la scrittura (brevi testi, memorie, riferimenti letterari, libri rimaneggiati,…). Anche i suoi video raccontano di tempi lenti, registrando variazioni di luce o semplici fenomeni naturali come il pulviscolo nei pressi di una finestra socchiusa o le stelline riflesse dal sole sulle onde o la neve che cade. Lavora con la Galleria Massimo Minini di Brescia (Messaggi inviati, 1999; Il pomeriggio è troppo azzurro, 2001; Quando le parole atterrano, 2006; Giocatori di perle, 2010) e con la Galleria Continua di San Gimignano (Carezze, 2001; Ecco adesso, 2004; Sottolineature, 2005; Mettere a dimora, 2008). Ha esposto in spazi pubblici e presso associazioni culturali in Italia (GAM-Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino; Maxxi, Roma; Castel Sant’Elmo, Napoli; Palazzo delle Papesse, Siena; Museion, Bolzano; Spazio Apertp-GAM, Bologna; ViaFarini e Care of, Milano; Galleria Graffio, Bologna;…) e all’estero (PS1, NewYork; INOVA, Milwaukee – WI; Musée Art Modern, Saint-Etienne – F; One Severn Street, Birmingham – GB; Raid Projects Gallery, Los Angeles – CA; Istituto Italiano di Cultura – MOCA, Buenos Aires;…).

12/03/10 @ h 7.30 pm

ELENA ARZUFFI

Fotografia, disegno, video installazione ed opere sonore convivono all’interno della mia ricerca. Accostare immagini di diversa natura mi permette di sviluppare un’indagine panottica che affiora nella percezione dei miei progetti.Tragitti emotivi che affronto con stupore restituiscono la dimensione di ricerca e il sapore dell’esplorazione. I lavori partono da indizi che incrocio nella quotidianità per un esercizio di riscoperta del mondo, che mi appare sempre diverso. Oscillo fra realtà, memoria ed immaginazione nella costruzione di una poetica sottile e fluida . Il tempo ha una successione ciclica come lesprimono i miei video che sono montaggi alternati di disegni e di immagini spesso fra loro dissolti divenendo sublimazione della mia riflessione. Opere ipertestuali in cui il percorso elittico ricorda il movimento dei miei pensieri.

Elena Arzuffi

5/03/10 @ h 7.30 pm

ALICE GUARESCHI

Alice Guareschi è nata a Parma nel 1976. Dopo studi classici, si è laureata in filosofia estetica all’Università di Bologna. Ha partecipato a mostre collettive e rassegne video in Italia e all’estero, tra cui Exit alla Fondazione Rebaudengo a Torino, The Final Cut al Palais de Tokyo di Parigi, Aperto per lavori in corso al Pac di Milano, la XV Quadriennale al Palazzo delle Esposizioni di Roma, Disarming Matter al Dunkers Kulturhus di Helsingborg. Ha avuto mostre personali a Milano alla Galleria Alessandro De March (2005) e al Centre Culturel Français (2006), alla Galleria Sonia Rosso di Torino (2007), al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea nel 2009. Fino al 30 marzo 2010 è in corso presso la Galleria Alessandro de March la sua mostra personale Quoted Values and Outer Spaces. Vive e lavora a Milano.

12/02/10 @ h 7.30 pm

MARCO RAPARELLI

Marco Raparelli (Roma, 1975; vive e lavora a Roma) è uno dei pochi che in Italia si è confrontato con il disegno di derivazione fumettistica trovando una sua personale cifra stilistica. I suoi disegni, quadri e animazioni sono realizzati con un tratto apparentemente incerto che rende più veri e concreti i soggetti a cui dà dignità di presenza in un mondo in cui tutti possono essere tutti, anche se per pochi secondi. I suoi personaggi si stagliano con tutta la loro felicità “di esserci” sulla tela o sullo sfondo bianco, il cui paesaggio come la spiaggia, l’angolo di una strada, un ristorante, il salotto è definito da pochi tratti. Tra questi possiamo citare “Pina” o il suo fidanzato, che ritornano in più serie di lavori, come esempi di una filosofia molto simile a quella espressa da Bruno Munari nel suo “Pensare confonde le idee”, titolo significativo per tutto il lavoro di Marco Raparelli. Il mondo che emerge dalle sue opere è un mondo senza “fondo tinta” a volte più malinconico, a volte più cinico, a volte più sognante, ma questo dipende solo dallo sguardo dello spettatore, dal suo modo di soffermarsi più o meno sull’idea del tempo che passa troppo in fretta. Tra le molte mostre a cui ha partecipato ricordiamo, “The Italian Sight”, Espacio Enter, TEA Tenerife Espacio de las Artes, Tenerife, Spain a cura di Laura Barreca (2009), “Opla video animation from Italy”, Galerie Vanessa Quang Parigi, curata da Raffaele Gavarro; “Luoghi per eroi”, Via Nuova arte contemporanea, Firenze a cura di Lorenzo Bruni; “Screening”, Haunch of Venison Londra; “A,B,C,D,M,N,Z”, Fondazione Bevilacqua La Masa Venezia a cura di Chiara Agnello; “One of these things is not like the other thing”, Galleria unosunove Roma a cura di Raimundas Malasauskas; “Sarah’s Journey” Section of the 7th Bulgarian Biennal of Contemporary Art in Varna, Bulgaria a cura di Lorenzo Bruni (2008). Tra le personali "Pina ti amo Catania", galleria Ugo Ferranti, Roma (2005), Il Futuro non è più quello di una volta, Galleria Umberto di Marino, Napoli (2009). Il suo libro As a drop of water on a k-way, è stato pubblicato da fine arts unternehmen books. Nel 2009 ha pubblicato per la casa editrice Purple press di Roma il suo nuovo libro “The economy of the leisur class”.

26/01/10 @ h 7.30 pm

STEFANO CAGOL

Nelle sue installazioni, azioni, opere fotografiche e video Stefano Cagol si confronta con tematiche socio-politiche sottolineando il veloce cambiamento dei sistemi di valore e dei punti di potere nel momento attuale. Attraverso l’assenza di un rigido a-priori ideologico, apre piuttosto a punti di vista sospesi tra significati familiari e nuovi, positivi o e negativi, influenza della propaganda e dell’osservatore.

Stefano Cagol è nato a Trento nel 1969, ha studiato a Berna, all’Accademia di Brera a Milano e alla Ryerson University di Toronto. Vive e lavora a Trento e a Bruxelles. Ha vinto il Premio Terna 2009, quindi nel 2010 sarà artist in residence per quattro mesi all’ISCP di New York City. Nell’edizione di Art First Bologna 2010, prende parte ad Here and Now, curata da Julia Draganovic, con un’opera installata per 1 mese sulla facciata di Palazzo Re Enzo. E' selezionato per l'edizione 2009-2010 del Premio Agenore Fabbri della Collezione Vaf Stiftung di Francoforte; nel 2008 ha vinto il premio Murri Public Art, Bologna, il secondo premio di Targetti Art Light, Firenze, è stato selezionato per Art & Ecology International Artists Residency di RSA – Royal Society for Arts, Londra; nel 2007 ha vinto SEAT Pagine Bianche d’autore per il Trentino Alto Adige ed è stato selezionato per MapXXL mobility program, Pépinières Européennes pour Jeunes Artistes, Parigi. E' stato artist in residence nel 2002 alla Leube Group’s Art Program di Salisburgo e nel 2001 ha realizzato una fellowship all'ICP – International Center of Photography di New York.

Un suo intervento, intitolato FLU POWER FLU, è in permanenza dal 2007 sulla facciata del BeursSchouwburg Art Center di Bruxelles.Nel 2009 ha presentato un progetto personale in contemporanea al ZKM di Karlsruhe, al Mart di Rovereto e a Kunstraum Innsbruck. Ha realizzato nel 2008 un ‘Solo’ Parallel Event di Manifesta 7, nel 2006 un ‘Solo’ Satellite Event alla Singapore Biennale e un Off Project alla Berlin Biennale.

Ha tenuto mostre personali da Priska Juschka, New York nel 2008, a NADiff, Tokyo nel 2007, presso Platform, Londra e Oredaria, Roma nel 2005 e al Mart di Rovereto nel 2000.

Una sua opera è stata selezionata per divenire in gennaio 2010 uno dei progetti pubblici Art First a Bologna. Ha partecipato, tra le altre, a mostre collettive nel 2009 al Muhka di Anversa con Error One ed a The Ever Mass Land by Nadine a Bruxelles; nel 2008 al MARTa, Herford, a Tina B, Praga, al Mart di Rovereto, a HVCCA e White Box di New York; nel 2007 al National Museum of Hanoi, al New Chinatown Barbershop di Los Angeles, a Kunst Art, Merano; nel 2006 all’Harry Malter Park a Ghent.

22/01/10 @ h 7.30 pm

DAVIDE BERTOCCHI / FRANCESCA GRILLI

Davide Bertocchi riconduce costantemente la sua ricerca artistica a tematiche pseudo-scientifiche e alla musica, capovolgendo il punto di vista nonché la finalità delle sue ricerche che partono dal movimento circolare del suo giradischi fino all’universo piú profondo e tendono a destabilizzare le certezze per allontanarsi da quel procedere razionalistico che caratterizza il fare scientifico. Dopo aver studiato all’Accademia di Belle Arti di Bologna con Alberto Garutti e al Dams si trasferisce prima a Milano dal 1996 e poi in Francia nel 1999 per una residenza con Robert Fleck e Stephanie Moisdon. Dal 2000 vive a Parigi passando dal programma di residenze internazionali per artisti della Villa Arson, Nizza (2002) e del Pavillon al Palais de Tokyo (2004). Ha esposto in numerose gallerie, musei e mostre internazionali tra cui ricordiamo la nona Biennale di Lyon, la Prague Biennale1, l’Espace Vuitton, Il Palais de Tokyo, il Centre Pompidou e il Mac/Val a Parigi, la Galleria Civica di Modena, il MAMbo di Bologna, l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, il Bronx Museum di New York, l’Architecture Association di Londra, al Röda Sten di Göteborg, la Galleria Civica di Trento, la Galleria Comunale di Monfalcone, ViaFarini, la Fabbrica del Vapore e Assab One a Milano, all’Hiroshima Art Document, al W139 di Amsterdam, lo S.M.A.K a Ghent, al Palazzo delle Papesse a Siena e al Palazzo delle Esposizioni di Roma.

Francesca Grilli lavora principalmente con fotografia, video e performance. Gran parte della sua pratica artistica prende spunto dal vissuto, dalla memoria della sua famiglia e da una rielaborazione di uno spazio e di un tempo alternativo a quello del quotidiano. Una serie di interviste registrate con i suoi parenti, coincide con l'inizio di un cammino di autosvelamento attraverso diversi progetti. A partire dal video "194.9 Mhz" (2006), dove lo scalare una montagna diviene lo spunto per parlare del padre Franco e di una storia sepolta nel passato. Fino ad arrivare a "Gordon", video realizzato nel 2007 in 16 mm, che poeticamente parla del nonno Giordano Bruno ora 87enne, soprannominato "Gordon" nella sua giovinezza, e del suo rapporto con la nipote, usando le metafora del lancio delle bocce in una bocciofila. La sua è una sublime riflessione sullo scorrere del tempo, restituendoci la lentezza e il gusto della vita e dei suoi piaceri, riuscendo temporaneamente ad esorcizzare il pensiero della morte. La forza e la dolcezza del linguaggio poetico di Francesca Grilli sta nella padronanza della tecnica, l'accuratezza di realizzazione ma soprattutto nel potere del gesto, nel regalare un'emozione, come in un abbraccio, il dono che l'artista aveva fatto alla città di Milano, nel poster presentato in via Procaccini come parte dell'iniziativa "Talk to the City".

18/12 @ h 8.30 pm

MARINELLA SENATORE

Marinella Senatore (1977) ha studiato direzione della fotografia alla Scuola Nazionale di cinema di Roma e arte; dal 2003 si dedica pienamente all’attività artistica e didattica. Lavora con la fotografia,il video, oltre che con il disegno, la pittura e l’ installazione. I suoi personaggi sono figure marginali, che appaiono solo per qualche istante nelle pagine della cronaca e che diventano pretesto per parlare della realtà. L’indagine di Senatore ha come centro la narrazione e l’uso che ne risulta è libero, aperto e lascia allo spettatore la possibilità di sviluppare a proprio modo (voglio dire autonomamente) i frammenti narrativi proposti. Pertanto i soggetti che l’artista ricerca sono occasioni narrative per costruire complesse macchine audiovisive. La luce (verbale, con una spiccata funzione narrativa) ha il ruolo di generare ambienti (o atmosfere) nei quali persiste una sensazione d’attesa e di sospesa tensione; si ritrovano spesso luoghi solitari, animati solo da un taglio di luce, che inquadra un enigma senza risolverlo. Nei video e nelle video-installazioni, la partecipazione del pubblico come attori non professionisti, scenografi, tecnici, sceneggiatori, produttori, è una costante della sua maniera di operare, dove il valore del coinvolgimento e della condivisone dell’esperienza creativa, sono sempre presenti. L’obiettivo fondamentale è costruire un processo di coinvolgimento reale, fondato su una proposta chiara e sviluppata attraverso un’attenta e continua comunicazione fra i partecipanti ai diversi progetti e l’artista. Un gruppo di rappers di Harlem- NYC, diventano così gli sceneggiatori di How do u kill the chemist, 2009; un intero condominio madrileño scrive con gli studenti dell’ Universitá Complutense di Madrid, la sceneggiatura originale del musical Speak Easy, 2009, prodotto da oltre 1200 cittadini, attraverso la campagna di fundraising “1 euro to be a producer”; un sistema di microcredito, proposto come alternativa economica socialmente responsabile, per la produzione culturale. Per la video-installazione Manuale per viaggiatori, 2007, nelle sale del museo Madre di Napoli, viene organizzato un laboratorio aperto e continuo, una piattaforma dove oltre 60 volontari apprendono i diversi ruoli della realizzazione cinematografica lavorando per un mese con 300 attori non professionisti. La piccola cittá spagnola di Cuenca e 90 studenti dell’Universitá di Castilla-La Mancha, partecipano alla realizzazione del lungometraggio Horizontes de Sucesos, 2007, prodotto da 900 cittadini che seguono le fasi di lavoro fino alla scelta del titolo del film. La gerarchia di artista come autore e di pubblico come destinatario, viene messa in dubbio e riscritta: l'artista lavora come mediatrice. Il filo conduttore è la memoria, che collega episodi personali a processi collettivi; fatti e finzione, storia e cronaca creano un senso di comunità con l’intento di un archivio di narrazioni condivise. L’idea di “laboratorio aperto e continuo” è dunque alla base di una ricerca che interroga il mondo attraverso le persone trasformando un semplice processo di realizzazione di un audiovisivo (ma anche di un lavoro fotografico o di una installazione site-specific) in un prodotto corale.

4/12 @ h 7.30 pm

CESARE PIETROIUSTI

Da bambino la sua camera da letto confinava con l'appartamento dei nonni materni e tutte le sere, prima di dormire, la nonna gli dava la buonanotte bussando alcuni colpi sul muro che li divideva. Un giorno (poteva essere il 1963) convinse Gianni, un coetaneo, a praticare con il cacciavite un'apertura in quel muro, per arrivare dall'altra parte. Nascosti sotto il letto, che era appoggiato alla parete, lavorarono per alcuni giorni e fecero un bel buco (e un discreto danno nel muro) prima di essere scoperti. Secondo alcuni interpreti tutta la sua carriera di artista è null'altro che una risposta alla frustrazione di quel buco che non arrivò dall'altra parte e per il quale arrivò invece un muratore a stuccare e ripristinare. Sembra che da allora egli ripeta, da solo o con altri, l'esperienza di quel buco nel muro. Nel 1989, ad esempio, nel visitare gli spazi adiacenti ad una galleria di Firenze (dove ci sarebbe stata una sua mostra), finì negli uffici toscani del Grande Oriente d'Italia.; nel 1990, a Parigi, nella casa di Rossana Rossanda, ma anche nelle cantine di un colonnello in pensione che lo stava per prendere a fucilate; nel 1991, a Roma, nella casa di un'ottica che continuò a stirare, preparare la cena, guardare la televisione, leggere il giornale ecc. non degnando neanche di uno sguardo il pubblico dell'inaugurazione che entrava e usciva da casa sua. Nel 2006 fu invitato a fare una performance nei sotterranei dell'Angelo Mai la notte dell'ultimatum del Comune di Roma agli occupanti. La sua idea era di creare una nuova via di uscita per quelli a cui era stato intimato di andar via. Il risultato fu ancora un buco sul muro dell'ultimo tunnel e, di nuovo, un discreto danno, stavolta nel gabinetto del portiere dell'edificio accanto.

27/11 @ h 7.30 pm

ANNA VALERIA BORSARI

Anna Valeria Borsari fin dai suoi esordi ha realizzato anche film e video. Film e video concepiti per lo più come opere autonome (da "Il testimone", 1977, 3' , film in superotto trasferito successivamente in video, a "Final", 12 ' 40'', 2008), ma in alcuni casi concepiti invece come parti di installazioni - più o meno utilizzabili autonomamente - : così "Autoritratto in una stanza" (1977, b/n, 11', video prod. dalla galleria del Cavallino, a Venezia), fu presentato all'interno della stessa stanza della galleria ove era stato girato, accompagnato da un libro e da immagini fotografiche; analogamente, in anni più recenti, il video "Intervista a Paolucci" , 2', è stato creato come parte dell'installazione "Se i papi non hanno più bisogno dell'arte", realizzata nel 2005 a MLAC di Roma; e lo stesso vale per il video girato dall'artista a Punta Perotti (Bari) nel 2006, inserito nell'installazione complessiva "Condomini, grattacieli ed ecomostri" presso il palazzo del Podestà di Rimini. L'artista ha anche partecipato, con la sceneggiatura e parte della regia, al mediometraggio "Come una vacanza",52', 2000, film finanziato dal Ministero degli Affari Sociali.

20/11 @ h 7.00 pm

SARA ROSSI

Sara Rossi (Milano, 1970) espone dal 1995 video, fotografie e installazioni in mostre presso gallerie d'arte e musei italiani e stranieri. Le sue immagini e le sue storie, attente ai valori formali e all'iconografia della storia dell'arte, sono ambientate in contesti reali, in cui però "La dimensione è onirica, il tempo pare sospeso, la tensione porta a un infinito anche spaziale". Il tempo e la durata sono intesi come il trascorrere e il mutare in cui si attua "un processo di trasformazione, così da rendere il senso della creazione e del disfacimento continuo come in natura" (Madesani 2002).

13/11 @ h 7.00 pm

MOIRA RICCI

"Lavoro prevalentemente con la fotografia, il video e l'installazione. Attraverso i miei lavori parlo delle mie storie, di quello che mi è successo e di come ho reagito a quello che mi è capitato. Sono semplici esperienze e ricordi che possono essere percepibili come propri anche da altri".

Moira Ricci

23/10 @ h 7.00 pm

ENRICO VEZZI

"Nell'affrontare la realizzazione di un'opera cerco di percepire le specifiche prerogative fisiche e mentali dello spazio in cui verrà collocata. Le storie e i sentimenti legati a quel dato contesto si stratificheranno con i nuovi sentimenti e sensazioni che si genereranno nell'incontro tra queste caratteristiche e la mia esperienza di vita. Il mio intento è rendere concreto, palpabile e condivisibile con altri quel momento immateriale ed effimero in cui l'incontro, scoperta del luogo da un nuovo soggetto e viceversa da vita anche solo per un singolo istante ad un luogo altro. Un luogo reale e concreto ma anche dominato dal possible e dal desiderio. Le mie opere per questo sono sempre la traccia di un tentativo di relazione".

Enrico Vezzi

16/10 @ h 7.00 pm

SUKRAN MORAL

Sukran Moral vive e lavora fra Istanbul e Roma. Attiva sulla scena internazionale da più di dieci anni, è una delle più interessanti artiste del panorama attuale. Negli anni '80 e '90 ha scritto e ha lavorato come giornalista in Turchia.

Nel 1989 si è trasferita in Italia e fino al 1995 ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Roma, conseguendo il diploma in Pittura. Temi frequentemente affrontati nel suo lavoro sono la religione, la condizione della donna e degli emarginati.

Ha realizzato video-documentari artistici dedicati alle categorie che vivono ai margini della società come transessuali, prostitute, malati psichici, emigranti. In un quartiere di Istanbul ha realizzato una performance all'interno di un bordello, cui è vietato l'accesso alle donne, rinominandolo polemicamente "Museo di Arte Moderna"; a Roma nel 1997 una sua performance al Museo Laboratorio prende il titolo di "Museo e Camera Mortuaria"; ha realizzato diversi lavori all'Ospedale Psichiatrico di Istanbul e nella sezione maschile del bagno turco Galatasaray di Istanbul (il suo video "Hamam" è fonte di ispirazione per molti artisti contemporanei).

09/10 @ h 7.00 pm

ANJA PUNTARI

Il lavoro di Anja Puntari si concentra sul rapporto tra la società e le immagini che essa produce. L'artista è interessata in particolare alle strutture di significati che vengono costruite intorno alle immagini e ai suoni, e al rapporto che esse creano con la cultura circostante.

Le sue opere sono soggetti attivi da leggere ogni volta in relazione ad altre immagini, altre opere d'arte, e in funzione allo spazio e al tempo in cui esistono. Considerare un' opera d' arte un soggetto attivo vuol dire che essa genera significati nuovi ogni volta che la si guarda, piuttosto che esprimere simbolicamente qualcosa che è già preesistente. Spesso Anja Puntari lavora con materiale "home-made" inserito da utenti privati su piattaforme come Youtube, Redtube o Facebook. Per questo molti dei suoi lavori diventano una sorta di ricerca antropologica, come collezioni che contengono i codici del luogo da cui provengono.

Temi frequentemente affrontati sono discorsi sociali come la in/visibilità e l'auto/controllo dell'individuo nella società contemporanea; e come certi taboo sociali vengono costruiti e diffusi attraverso il mondo delle immagini e i suoni.