inaugurazione sabato 25 novembre ore 18.30
neon>campobase via Zanardi 2/5, Bologna
neon>campobase presenta la prima personale italiana di Steve DeGroodt,
artista statunitense attivo nell’area californiana dove collabora
principalmente con Carl Berg Gallery (Los Angeles/Amsterdam www.carlberggallery.com)
e Peter Blake Gallery (Laguna Beach www.peterblakegallery.com).
Un suo lavoro era stato esposto a Bologna nel 2002 nella mostra Entr’acte,
nei locali già sede degli uffici Telecom in via Albiroli.
sx Wabasso 2004 dx Jagjt 1998
Steve DeGroodt nasce a Saipan nelle Isole Marianne (Pacifico orientale)
nel 1948, attualmente vive e lavora a Los Angeles (USA). Dopo avere
conseguito un BFA Degree in Painting alla Florida Atlantic University
nel 1971, fino al 1980 lavora come musicista professionista esibendosi
dal vivo e incidendo dischi.
Come in un percorso circolare in cui si combinano le sue varie esperienze,
DeGroodt poi ritorna all’arte visiva interpretandone gli elementi
in parallelo alla musica (struttura, intervalli, colore, texture, tensione,
ritmo). I suoi quadri astratti degli anni ’80 tuttavia integrano
già una varietà di materiali, contenendo anche elementi
che li portano verso la scultura.
Nel 1984 compie da solo un lungo viaggio nel sud Pacifico e in particolare
a Papua Nuova Guinea, riportandone un forte influsso sulla sua vita
e conseguentemente sulla sua arte: la capacità di certe tribù
di integrare nella loro estetica materiali provenienti dal loro habitat
con relitti e rifiuti derivati da prodotti di consumo occidentali colpisce
e stimola DeGroodt, come testimonia la grande installazione RESIDUE
al Santa Monica Museum of Art (1992) che si dispiega come una ricerca
sul fenomeno degli spostamenti culturali.
Mentre si trova nel Pacifico DeGroodt entra in contatto con la musica
Ghazal del nord dell’India. Questa musica, leggiadra e lamentosa,
basata sulla poesia Urdu dell’antica Persia, è un evidente
elemento di riferimento e riemerge nella qualità formale di un
ampio corpus di lavori realizzati fra la metà e la fine degli
anni ’90, caratterizzati dalla combinazione del colore con una
specifica e fragile qualità estetica.
La scoperta (1995) di Molloy, Malone Dies and The Unnamable, le tre
novelle che compongono la Trilogia di Samuel Beckett, finisce per avere
una forte influenza sul lavoro successivo di DeGroodt: fra il 1995 e
il 2001 ne derivano un’ampia serie di disegni, sculture e sculture
sonore. Queste meditazioni astratte, che riprendono le riflessioni care
a Beckett sulla condizione umana, seguitano a integrare materiali diversi
(es. pezzi di indumenti, tessuti, polline d’api, involucri, scatole
di cartone, cuscini di schiuma, acrilici, rami di gelso) che, combinati
in composizioni non narrative, evocano la sfera più profonda
e inesprimibile dell’esistenza umana.
A proposito del lavoro di Steve DeGroodt David Pagel scrive sul Los
Angeles Times che Nel momento in cui l’arte che produce maggiore
rumore sembra ottenere il massimo di attenzione, è rinfrescante
vedere lavori che richiedono attenzione per la loro presenza formale…
Il tempo rallenta davanti ai collages di DeGroodt. Ogni disegno di DeGroodt
è in effetti parecchi disegni in uno. Distesi in composizioni
fortuite, rilassate, i loro elementi sembrano mescolati come un mazzo
di carte, come se l'artista cercasse fino a trovarla una combinazione
corrispondente al suo stato psicologico… In questi lavori “senza
pretese”, che sono “qualsiasi ma preziosi” prende
forma una combinatoria potenzialmente infinita.
Nella mostra allestita a Bologna Steve DeGroodt presenta un’ampia
selezione di lavori, sculture e disegni, realizzati negli ultimi dieci
anni, che vanno dagli oggetti di ispirazione più dichiaratamente
architettonica alla serie di opere esistenzialiste legate alla ricerca
ispirata dall’incontro con la Trilogia di Beckett fino ai lavori
più colorati e fluidi basati sulla corrispondenza avviata dall’artista
con una famiglia residente in un villaggio rurale dell’India.
Ne risulta un movimento fluido che parte dal formalismo architettonico
per abbracciare le forme ruvide ma affascinanti che caratterizzano i
caratteri della scrittura Kannada (Hindi).
La mostra è aperta al pubblico dal lunedì al sabato dalle
15.00 alle 19.00, e su appuntamento.
sx
Blossum 2003 dx Transducer 2004
Recollect 2006
>>>
opening november 25 6:30 pm
Steve DeGroodt, born on Saipan in the Mariana Islands in the western
Pacific (1948), has lived and traveled extensively. Upon receiving a
BFA Degree in Painting (1971) from Florida Atlantic University, he then
pursued life as a professional musician both performing and recording
until 1980.
Coming full circle, DeGroodt returned to visual art as the parallels
to music (structure, intervals, color, texture, tension, rhythm) were
quite similiar. His paintings of the 1980's however integrated a variety
of materials and were decidedly abstract. They also became more sculptural.
A solo journey to the south Pacific to the island of Papua New Guinea
(1984) had a major impact on his life experiences and subsequently his
art. The simpatico aesthetic of certain preliterate tribes whose integration
of materials from their environment mixed with the flotsam and jetsam
of western consumer products proved refreshing though disturbing to
DeGroodt. This experience later resulted in his extensive installation
RESIDUE at the Santa Monica Museum of Art (1992) that was an inquiry
into the phenonmenon of cultural dislocation.
While in the Pacific, DeGroodt encountered the Ghazal music of north
India. This graceful plaintive music, based upon the Urdu poetry of
ancient Persia, has been a reference and as such manifested itself in
some of the more formal qualities of his sculptures of the mid to late
1990's. Color combined with a certain fragile aesthetic has been emphasized
within this body of work.
The (1995) discovery of Molloy, Malone Dies and The Unnamable, three
novels by Irish playwright Samuel Beckett, were also to have a significant
influence upon DeGroodt's art. Its impact (1995-2001) has led to an
ongoing series of drawings, plywood drawings, sculptures and sound sculpture.
These abstract meditations based upon the human condition with its peculiar
Beckettian aspects of humor and failure continue to integrate a variety
of materials. (clothing scraps, fabric, bee pollen, envelopes, cardboard
boxes, foam cushions, acrylic, and mulberry branches) They are combined
in non-narrative juxtapositions but refer to the inarticulate deeper
reaches of human existence. This interest of DeGroodt's, to allow the
intrinsic voices of certain materials to engage a visual dialogue, has
been consistent throughout his career as an artist.