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lunedì
3 novembre 2008 ore 18:30
Da
alcuni anni è pienamente in atto un processo di revisione e di
riscrittura della storia, si pongono sullo stesso piano elementi fino
ad oggi considerati opposti, si ricompongono - in nome di una supposta
obiettività garantita dalla distanza e dal venire meno delle passioni
- contrasti che nella storia trovano le loro origini e le loro ragioni.
Si cerca di far passare una lettura degli eventi tale per cui ogni evento
risulti parte di un flusso indifferenziato sollecitando così la
nostra indifferenza per sottrarci anche la capacità di riflessione
e di pensiero. Daniela Comani con "Sono
stata io. Diario 1900-1999" affronta la storia di un secolo intero
- il XX secolo - e attraverso un'operazione che la vede talvolta vittima
talvolta colpevole riafferma il ruolo e la responsabilità dell'individuo
nella storia.
SONO
STATA IO. DIARIO 1900-1999
Daniela
Comani
Il progetto di Daniela Comani
"Sono stata io. Diario 1900-1999"
è un diario dove sono riportati 366 giorni, dal primo gennaio al
31 dicembre, fatti accaduti realmente nel secolo ventesimo. Essendo scritto
in prima persona l’io-narratore assume alternativamente sia il ruolo
del colpevole che quello della vittima, individualizzandosi come autore/autrice
-impossibile- dei fatti che hanno pregnato la storia di un secolo intero.
“Sono stata io. Diario 1900-1999” è un viaggio insolito
all’interno del secolo scorso.
neon>fdv espone l’installazione completa nelle tre varianti esistenti:
come stampa digitale su stoffa vinilica (3 x 6 metri)
come installazione sonora (CD, 66min.)
e come libro tascabile (edito da Corraini), dove nella cronologia in appendice
sono indicati gli anni degli avvenimenti.
Il diario è stato realizzato dall’artista prima in lingua
tedesca e successivamente tradotto in italiano e in inglese.
Il CD è disponibile in tedesco e inglese
L’installazione a parete in tedesco, inglese, italiano e cinese
Il libro in tedesco, inglese e italiano:
SONO STATA IO. DIARIO 1900-1999, Maurizio Corraini s.r.l., Mantova
ISBN : 978-88-7570-126-0
IT WAS ME. DIARY 19001999, Maurizio Corraini s.r.l., Mantova
ISBN : 978-88-7570-127-7
ICH WAR'S. TAGEBUCH 1900-1999, Revolver - Archiv fuer Aktuelle Kunst,
Frankfurt.
ISBN : 3-86588-138-6
Attualmente il diario è stato tradotto anche in polacco, spagnolo
e svedese - pubblicato sulla rivista d’arte „Paletten“:
DET VAR JAG. DAGBOK 1900-1999, Paletten #272, Göteborg, 2008
Daniela Comani è nata a Bologna, dal
1989 vive e lavora a Berlino. Ha compiuto gli studi all’Accademia
delle Belle Arti di Bologna, e successivamente alla Hochschule der Kuenste
a Berlino.
Ha
partecipato a numerose mostre tra le ultime:
2006: “Das Achte Feld“ Museo Ludwig, Colonia; “Un matrimonio
felice”, C/Ocareof, Milano
2007: “L’immagine infedele“ neon>campobase, Bologna;
“History will repeat itself“, KW-Institute for Contemporary
Art, Berlino; „Ich war’s. In 32 Tagen um den Alexanderplatz.
1805-2007“, NGBK/Alexanderplatz, Berlin
2008: “Transmediale.08“, Haus der Kulturen der Welt, Berlino;
“Bildpolitiken“, Salzburger Kunstverein, Salisburgo; “Just
Different“, Cobra Museo, Amsterdam/Amstelveen; “Vertrautes
Terrain“, ZKM -Museum für neue Kunst, Karlsruhe, “HeartQuake“,
Museo on the Seam, Gerusalemme
www.danielacomani.net

„SONO
STATA IO. Daniela Comani e il disorientamento dei ruoli“ by Manuela
Zanelli
La comunicazione diventa spesso un rumore di fondo quando il suo eccesso
impedisce di distinguere. La sovraesposizione mediatica della realtà
crea un’altra realtà meno identificabile, meno certa. Se
oggi ciò che non è fotografato o filmato sembra addirittura
non avere esistenza quell’esistenza diventa tuttavia apparenza.
Daniela Comani attraversa la problematicità mediatica interessata
ai fenomeni da essa indotta e ai mutamenti prodotti nella coscienza individuale
e collettiva. Nei lavori dagli anni ’90 mediante vari e molteplici
linguaggi, dall’uso del video, del disegno, della fotografia, mette
in scena proprio l’eccessiva moltiplicazione, l’indistinto
melting pot della comunicazione contemporanea, il confuso e martellante
sovrapporsi di immagini capace di interrompere la logica del pensiero
razionale per provocare processi di una effettiva difficoltà a
distinguere e a comprendere. Ponendo un problema di identità collettiva,
nella fattispecie di appartenenza linguistica, in una significativa videoinstallazione
del ’93 “Comunicazione vs estraniamento”, brani letterari
di famosi autori vengono letti da quattro persone di diversa nazionalità,
ciascuna in una lingua straniera che non comprendono, con un effetto di
indecifrabilità e disorientamento comunicativo. Dal ’95 in
più serie di disegni “Double drawings” la martellante
comunicazione mediatica visiva, come residualità psicologica violenta
che rimane interiorizzata nella profondità dell’individuo,
veniva fissata in frammenti di immagini, per lo più figure tratte
da diversi programmi televisivi e da pagine di stampa quotidiana,come
tracce indelebilmente impresse nella mente senza consequenzialità
logica, estraniate dal contesto, spaesate memorie come per crisi da sovradosaggio,
da intollerabile carico di aggressività comunicativa. Oggi nei
lavori più recenti la Comani sembra tendere in maniera più
pregnante, proprio partendo da se stessa, ad avvicinare il mondo e le
sue molteplici realtà più che per capirlo o risignificarlo,
per svelarne con sottigliezza la condizione di un vivere senza certezze
propria dei nostri tempi. Nel diario “storico” “Sono
stata io”, ove racconta in prima persona eventi di vario tipo, essa
assume su di sé in modo paradossale, come da lei stesso messo in
atto o subito, l’accadimento di fatti storici, politici e culturali
realmente avvenuti nel XX secolo ma mescolati nel tempo e nello spazio.
Di essi la Comani si appropria presentandoli secondo un fittizio ordine
temporale diacronico, giorno per giorno, propriamente diaristico ma di
un diario impossibile. Mimando un’assurda condizione di quasi smemorata
vertigine in una indistinzione identificativa, non solo mettendosi, nella
duplice identità ora di vittima ora di carnefice, nelle vesti dei
grandi protagonisti della storia, ma anche fuori da plausibili coordinate
spazio-temporali della stessa, essa esplicita in realtà un’impossibilità
a trovare punti di riferimento, a definire certezze; impossibilità
che si riflette nel modo con cui il diario, sia sotto forma di libro che
di grande installazione, si presenta alla lettura dello spettatore messo
in scacco da una condizione fortemente dubitativa. Così nella serie
di fotografie “Un matrimonio felice” pone di nuovo al centro
se stessa, assumendo con la complicità della fotografia digitale,
il duplice ruolo del marito e della moglie in scenette famigliari quotidiane.
Senza travestimenti ma solo mediante qualche postura, gesto od atteggiamento
l’artista smaschera con sottile ironia, l’apparenza, la convenzionalità,
gli stereotipi comportamentali della vita di coppia ma soprattutto sospende
lo spettatore nell’indistinzione interrogativa sul vero e sul falso
a più livelli linguistici e concettuali. In entrambi i casi di
questi ultimi lavori, proprio partendo da sé e mettendosi in prima
persona in una sorta di gioco delle parti, al limite dell’assurdo
nel primo caso e del verisimile nel secondo, la Comani disorienta, spiazza,
scalza sicurezze, insinua dubbi e innesca una serie di interrogativi.
L’operazione evoca da una parte l’incapacità a distinguere
tra verità e finzione, e l’intercambiabilità delle
stesse oltre ogni principio di realtà, dall’altra, di conseguenza,
mette in scena la caduta vertiginosa verso una perdita di identità
e una impossibilità a riconoscere, a valutare, ad avere punti di
riferimento e certezze. Al loro posto svela invece i meccanismi di una
mutazione antropologica quasi genetica verso una assoluta ambivalenza
della realtà mediata che nessuna ragione o assunto di verità
potrà risolvere. Daniela Comani intellettualmente rigorosa nell’impianto
concettuale e operativo del suo lavoro anche attraverso l’ironia,
la leggerezza e il gioco, ma non senza una avvertita e chiara coscienza
critica, esplora possibilità di una nuova comunicazione, ricerca
essa stessa nuovi orientamenti e nuove coordinate tra sé, il mondo
che la circonda e le nuove condizioni antropologiche. Ma ad esse non si
sottrae e non si dice estranea, semplicemente le vive senza disgiungere
il ruolo di sé come persona e di sé come artista. Affermando
di essere al centro del gioco, come parte esplicita dello stesso, non
si pone in chiave alternativa, come antidoto; non ci dà né
esempi da seguire, né offre soluzioni; non ci vuole insegnare nulla,
tutt’al più con uno sguardo solo di poco laterale sulla realtà
ci mette all’erta.
Manuela Zanelli (Mantova, 2007)
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IT WAS ME. DIARY 1900-1999
Daniela Comani
Daniela Comani’s
project “It was me. Diary 1900-1999” exists in three versions:
as audio-installation (cd, 66 min.), as digital print on vinyl cloth (300
x 600 cm) and as book. The text has been achieved by the artist in german
first, then translated into italian and english. It consists of a diary
made of 366 days (from January 1st to December 31st) siting events that
occured in in the 20th Century. Since it is written in the first person,
the narrator assumes alternatively both the role of the culprit and the
victim - Introducing an impossible author of the century’s world
history.
The original text is in German: "Ich war's. Tagebuch 1900-1999".
The audio CD is available in German and English.
The wall installation is available in German, English, Italian, Chinese.
The book is available in German, Italian and English:
IT WAS ME. DIARY 19001999, Maurizio Corraini s.r.l., Mantova
ISBN : 978-88-7570-127-7
SONO STATA IO. DIARIO 1900-1999, Maurizio Corraini s.r.l., Mantova
ISBN : 978-88-7570-126-0
ICH WAR'S. TAGEBUCH 1900-1999, Revolver - Archiv fuer Aktuelle Kunst,
Frankfurt.
ISBN : 3-86588-138-6
Translations are available also in the following languages: Polish, Spanish
and Swedish:
DET VAR JAG. DAGBOK 1900-1999, Paletten #272, Göteborg, 2008
Daniela Comani,
born in Bologna, lives and works in Berlin. From 1984 to 1988 she studied
Arts in Bologna, and from 1989 to 1993 in Berlin. She participated in
numerous exhibitions, including: “The Eighth Square“, Museum
Ludwig, Cologne; “Un matrimonio felice”, Careof, Milan (2006);
“History will repeat itself“, KW-Institute for Contemporary
Art, Berlin; “It was me. Around Alexanderplatz in 32 Days. 1805-2007“,
NGBK, U2 Alexanderplatz, Berlin (2007). “Transmediale.08“,
Haus der Kulturen der Welt, Berlin; “Bildpolitiken“, Salzburger
Kunstverein, Salzburg; “Just Different“, Cobra Museum, Amsterdam/Amstelveen;
“Vertrautes Terrain“, ZKM/Museum für neue Kunst, Karlsruhe,
“HeartQuake“, Museum on the Seam, Jerusalem (2008)
www.danielacomani.net
Text
by Inke Arns, in: History will repeat itself,
Revolver, Frankfurt a.M., 2007
As the work’s title already suggests, Ich war’s. Tagebuch
1900–1999 (It wasme. Diary 1900–1999) is a diary – albeit
a very special one. Written in the first person, it reports on important
events of the twentieth century in its 365 entries. For example, the fictional
narrator (which in the Italian version is feminine) signs the treaty dissolving
the Warsaw Pact on 31st March, is killed on 2nd June by police bullets
during a demonstration in West Berlin, blocks the path of an army tank
on Tiananmen Square, Beijing, two days later, only to attack a Vietnamese
street-vendor in Hoyerswerda, Germany, on the 17th of September.
Daniela Comani has written a diary of the
twentieth century as though all the events actually happened to her. From
one day to the next, from one report to the next, she is a passive witness,
then an activist, then victim, then perpetrator.
In this way she is seemingly the initiator of these twentieth-century
historical events. As in her other works (for example, A Happy Marriage,
photographic series, 2003–2005), here Daniela
Comani’s command of roleplaying
is masterful.
The events in ich war’s are not in chronological order, nor does
the selection follow the criteria of official historiography. “Through
of the personally motivated selection of facts, a kind of vortex of events
develops.Names
and places change, actions repeat themselves: Discoveries, inventions,
elections, changes of government, wars, assassinations, new-born babies,
kidnappings, etc. … The first-person narrator runs breathlessly
– as perpetrator and victim – trhough the history of a century,
her century.” (1)
(1) Editorial note in: Daniela Comani, Ich war’s.
Tagebuch 1900 -1999, Revolver -Archiv für aktuelle Kunst, Frankfurt
am Main, 2005
Text:
Copyright by Inke Arns, 2007
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